I grandi messaggi di La Pira

 

Se è giusto accogliere la raccomandazione di distinguere la verità storica dalla mitologia, per quanto riguarda quest’ultima, La Pira ha lasciato un segno anche in città lontane da Firenze.

L’elemento principale che suggerisce riflessioni sulle idee di La Pira è il modo in cui ha svolto il suo ruolo di sindaco: un modo molto politico, nel senso che l’amministratore, e il sindaco in particolare, non viene considerato semplicemente il capo importante di un grande condominio, ma colui che amministra i sentimenti e i bisogni di una comunità.

Quello che oggi noi recuperiamo di La Pira non è tanto l’attività svolta, per esempio da sottosegretario di Amintore Fanfani nel gestire il Ministero del Lavoro, ma i grandi messaggi che sono tutti di natura politica e che vanno raccolti in alcuni elementi fondamentali: la pace e il rapporto con il mondo che costituisce un punto fondamentale di dibattito politico, dal punto di vista anche della gestione economica e sociale. L’intervento sulla fonderia Pignone si svolse in un momento che precedette la costituzione del Ministero delle partecipazioni statali.

In questa vicenda c’è tutto il dibattito che ha riguardato le partecipazioni statali e, come sempre accade, si tratta di un problema complesso e le risposte sono anch’esse complesse. In quel momento La Pira fu uno dei sostenitori di un’economia che andava guardata anche sotto l’aspetto sociale, e i risultati finali di questa operazione non sono stati poi molto edificanti.

Altro tema, se vogliamo più collegato alla vicenda cittadina, fu la risposta urbanistica: La Pira nei suoi due mandati si trovò a gestire la fase di ricostruzione della città e, al tempo stesso, quella del suo ampliamento. Sappiamo quanto male sia stato fatto in Italia alle comunità cittadine da coloro che hanno creato sedi separate, periferiche, che poi hanno comportato anche una sorta di ghettizzazione dei cittadini, con conseguenze di carattere delinquenziale. I suoi messaggi, sui quali oggi tutti, anche noi che non abbiamo avuto la possibilità di seguire direttamente le vicende che hanno riguardato questa comunità, sono chiamati a riflettere, hanno un grande valore politico. In fondo Firenze, città dell’arte, attraverso questo fattore rivendica e stabilisce il suo rapporto con il mondo.

La Pira è un uomo che anche nella gestione dell’amministrazione comunale ha tentato di fare della città un luogo non relegato all’ambito della situazione locale, trasferendolo invece su un piano più generale che è di natura profondamente politica.

Per quanto riguarda l’intervento del sindaco nell’episodio del Pignone, questo risponde a un’esperienza che oggi è stata sostanzialmente consumata e che è rappresentata dall’intervento dello Stato nell’economia per garantirne la presenza sia in settori strategici, come la produzione industriale in cui il privato non ha interesse a intervenire, sia nel risvolto sociale, in una economia non destinata soltanto a realizzare profitto ma a garantire la sicurezza sociale.

Per quanto riguarda il ruolo futuro delle città, queste rappresentano oggi il grande patrimonio del nostro Paese anche nella loro diversificazione. In questo non uniformarsi a un riferimento soltanto, credo si possa tornare a La Pira, che posto di fronte alla scelta “Roma o Firenze”, scelse Firenze e decise di fare il sindaco piuttosto che il parlamentare o l’uomo di Governo, pur in una fase in cui il Governo centrale svolgeva un ruolo rilevantissimo.

In Italia, dove peraltro sono venuti meno alcuni collegamenti fondamentali fra il territorio e il Governo centrale, oggi i parlamentari non sono espressione di un territorio e non hanno legami con il territorio che pur rappresentano. Tra i sindaci, al contrario, vi è un rapporto istituzionale che prescinde dalle questioni politiche per la ricerca di soluzioni comuni. Questo è un dato che sta in parte sopperendo alla crisi della politica attraverso un sentimento istituzionale molto forte, espressione delle città e dei Comuni. Proprio in questo rapporto, fra un mondo sempre più largo e un mondo nel quale ognuno si possa riconoscere, il ruolo delle città sarà determinante.

La crisi della politica

In realtà quando è in crisi la politica tutti i meccanismi, sia quelli centrali che quelli periferici, ne risentono. La riforma che ha riguardato le amministrazioni locali ha avuto una parte importantissima nel togliere i sindaci dalla fastidiosa condizione di essere sempre in balia delle forze politiche che in precedenza potevano, in qualunque momento, decidere di modificare le maggioranze. Oggi il sindaco viene eletto direttamente dal popolo e, se si apre una crisi, il sindaco deve cambiare così come il consiglio comunale. In questo modo il ruolo del sindaco è diventato premiante e decisionista, anche se le decisioni sono purtroppo prese in grande solitudine o in un rapporto conflittuale che non riguarda i meccanismi consueti attraverso i quali si raggiunge il consenso o si manifesta il dissenso. Non essendoci più il filtro dei partiti, che pure non è da rimpiangere, non abbiamo strumenti alternativi ed è venuto meno anche il dibattito: in questo senso sarebbe importantissimo il ruolo delle associazioni che potrebbero offrire suggerimenti concreti. Abbiamo una riforma che, come spesso accade, è rimasta incompleta, il consiglio comunale è come se fosse antagonista alla giunta, cosa che rende estremamente difficile portare a compimento alcune situazioni, anche nel rispetto dei tempi previsti, come avviene per la gestione dei fondi europei.

La solitudine di chi deve decidere non potendo ricevere, da parte di coloro che sono legittimati a farlo, notizie, suggerimenti e orientamenti, è un dato di fatto dell’esser sindaco oggi.

                                                                 Domenico MENNITTI