Il valore della Resistenza

 

 

Discorso al Congresso Internazionale contro la riorganizzazione del Fascismo in Europa

Firenze  13/10/1963

 

Cari amici,

eccoci alla conclusione di questo «incontro internazionale»: conclusione che avviene in questo salone savonaroliano dei Cinquecento che è, per destinazione - direi per definizione - il salone della Resistenza: della Resistenza che il popolo fiorentino ha fatto, nel corso della sua storia, ad ogni tentativo di sradicamento di quei «valori biblici» che costituiscono il tessuto stesso della sua storia ed il contenuto sostanziale, in certo senso, della sua missione nel mondo.

Quali eventi storici di resistenza e di liberazione, infatti, questo salone enumera nel corso quattro volte secolare della sua storia!

Lo stesso atto di consacrazione a Cristo «Rex florentini populi» qui solennemente compiuto il 9 febbraio 1527 fu «atto di resistenza» a difesa dei «valori biblici» e della libertà politica del popolo fiorentino.

Permettete, amici, che io colleghi la manifestazione odierna con quelle che nel corso di questi ultimi dodici anni si sono svolte in questo salone per affermare e quasi per iniziare l’edificazione della pace nel mondo.

I cinque Convegni per la pace e la civiltà cristiana (1952-1956): i Colloqui mediterranei (a partire dal 4 ottobre 1958) centrati attorno all’asse dei valori biblici ed orientati verso la pace mediterranea fra ebrei, cristiani e musulmani; il convegno dei Sindaci delle Capitali di tutto il mondo (4 ottobre 1955: San Francesco) che vide in questo salone, per la prima volta, simbolicamente unite, in pace ed amicizia, tutte le città capitali dei mondo (dell’ovest come dell’est); e tutte le altre manifestazioni (per celebrare la Resistenza fiorentina ed italiana e le figure essenziali di essa, Rosselli, Calamandrei, Zoli, Card. Dalla Costa, Don Facibeni, Salvemini) (quella dei lavoratori di Firenze dell’11 febbraio 1962) (quelle per il Concilio nel settembre 1962) dirette tutte ad un solo fine: cooperare al definitivo tramonto dell’inverno storico (la guerra!) e alla genesi lenta ma irresistibile di una stagione nuova di pace e di fraternità cristiana ed umana nella storia dei mondo.

«Il faut croire à la lumière pendant la nuit

et il faut forcer l’aurore à naître» (Rostand).

L’ultimo anello di questa grande «catena di pace», di unità e di fraternità - costruita appunto in questo salone - fu costituito dal significativo conferimento della cittadinanza onoraria di Firenze al Segretario dell’Onu U Thant, avvenuta lo scorso luglio (12 luglio: festa di San Giovanni Gualberto): ed il prossimo anello di questa preziosa catena sarà costituito dal messaggio che l’Onu consegnerà solennemente a Firenze, il 24 ottobre: un messaggio di «guerra alla fame».

Non solo, perciò, fine della guerra fredda: non solo edificazione della pace: ma strategia di una nuova grande guerra, la sola legittima guerra nella famiglia umana: quella diretta a sradicare dalla terra i mali della fame, della miseria, della malattia, dell’ignoranza, della tirannia.

Quella diretta ad attuare sulla terra il messaggio liberatore dell’Evangelo: il messaggio biblico di Isaia (LXI, 1 sgg.) che Cristo fece suo nel «discorso programmatico» di Nazareth (San Luca IV, 18:19) e che elesse a misura del giudizio finale su tutti i popoli e tutte le nazioni della Terra (San Matteo XXV, 31 segg.).

Quale è, dunque, cari amici, il significato di questa cerimonia odierna (vista, appunto, come ultimo anello della catena che si viene qui costruendo da 12 anni per la pace e l’unità e la fraternità del mondo)?

Come si colloca nella prospettiva storica presente? Che senso ha? A che fine tende?

La risposta a queste domande noi l’abbiamo data (abbiamo cercato di darla!) nel breve discorso introduttivo dell’altro ieri.

In quel discorso abbiamo cercato di delineare «la tesi fiorentina» relativa al posto che occupa la Resistenza nella storia del mondo.

Fatto di rottura dell’inverno storico, inizio lontano della primavera storica: quasi ponte fra due rive storiche contrapposte; quasi crinale e spartiacque fra due epoche contrapposte ed antitetiche.

Fatto, perciò, essenziale, costitutivo della storia totale del mondo: un fatto ed una storia (con le sue epoche) che noi vediamo «controluce»: cioè nella luce biblica dei Maccabei: nella luce biblica del mistero di Dio che «opera» e finalizza la storia di Israele e delle nazioni.

Noi lo dicemmo l’altro giorno: l’inverno storico è finalmente passato: la primavera storica è sostanzialmente iniziata: ma «zone di inverno» e «residui di inverno» si attardano ancora nella stagione storica nuova dei popoli: si attardano in Italia, in Europa e nel mondo!

Queste «zone di inverno», questi «residui di inverno» hanno nel loro nome la loro definizione: si chiamano nazismo, fascismo, franchismo, stalinismo, colonialismo, razzismo, nazionalismo, antisemitismo.

Cosa fare, allora? E chiaro: operare, a tutti i livelli, perché queste zone di inverno, questi residui di inverno, spariscano: perché questa zizzania sia sradicata dal suolo delle nazioni.

Resistere per liberare. La funzione della Resistenza appare, dunque, anche oggi - nella prospettiva storica presente dei popoli - come una funzione costitutiva della loro storia nuova.

Ma una funzione - per essere efficace - deve avere un organo che meditatamente ed efficacemente la svolga.

Ebbene amici: ecco - mi pare - il significato della manifestazione odierna, conclusiva, di questo incontro internazionale.

Questa manifestazione costituisce come un «manifesto» che da Palazzo Vecchio, dal salone dei Cinquecento, viene lanciato in tutte le direzioni dell’Europa e del mondo: un «manifesto di resistenza e di liberazione» dai residui invernali che ancora così tenacemente si attardano nella stagione storica nuova del mondo.

Un manifesto emesso da chi? Dall’organo internazionale cui è oggi demandata - per così dire la «funzione della Resistenza»: funzione di controllo, di meditazione, di azione (strategia della Resistenza) per l’opera di sradicamento - a dimensioni europee e mondiali - delle «zone di inverno» e dei «residui di inverno» che ancora si attardano nella stagione storica nuova del mondo.

Questo organo è, appunto, quello che «ipso facto» - si è spontaneamente costituito a Firenze nell’incontro internazionale di questi giorni.

L’organo della Resistenza europea cui è demandata questa funzione di liberazione dalle «zone di inverno» del fascismo, del nazismo, del franchismo, dello stalinismo, del nazionalismo, del colonialismo, del razzismo, dell’antisemitismo.

La sede di quest’organo? Eccola: Firenze, la cittadella della Resistenza; Palazzo Vecchio, il Palazzo della Resistenza; il salone dei Cinquecento, il salone savonaroliano della Resistenza.

Amici, ecco il significato che noi attribuiamo - non senza fondamento - a questa cerimonia tanto solenne (presente tutta la Resistenza fiorentina, toscana, italiana, europea): essa è insieme: a) un manifesto di liberazione che viene da Firenze lanciato in tutte le direzioni dell’Europa e del mondo; b) la genesi di una funzione di controllo, di meditazione e di azione per lo sradicamento delle «zone di inverno» che si attardano (in Europa e nel mondo) nella stagione storica nuova del mondo; c) la costituzione di un organo (europeo) cui questa funzione è demandata; d) la scelta di Firenze, come sede storica naturale - per cosi dire - di questo organo cui questa funzione è demandata.

Ci illudiamo? Forse no: il «peso» stesso della manifestazione odierna ci dice che non ci illudiamo: tutti voi sarete pottati spontaneamente a dire: è vero: questa manifestazione fiorentina è singolare: è significativa: si colloca imprevedutamente, in certo senso, in un contesto storico di liberazione: assume la natura di una funzione; prende la struttura di un organo: dà un volto nuovo, un quadro nuovo, una «teoretica» nuova, una «frontiera nuova», una funzione nuova alla Resistenza europea e mondiale: la situa nella grande opera di liberazione - davvero biblica - del mondo intiero che ha per scopo la definitiva edificazione di una casa di pace, di giustizia, di libertà, di fraternità pei popoli e le nazioni di tutta la terra!