Le amministrazioni locali

 

 

 

Intervento di Giorgio La Pira al Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana

sul programma da realizzare nell’amministrazìone locale (28/2/1956)

 

 

Da tutti coloro che sono intervenuti nella discussione si possono trarre utili insegnamenti. Ma resta il problema di fondo: supponete che qualcuno di voi sia sindaco di una città grande o piccola. Che cosa deve fare il sindaco di questa città, il quale si presenta sotto il simbolo della D.C. e ha un compito preciso: di mostrare cioè, teoreticamente e concretamente gli elementi che lo differenziano dagli altri sindaci che si ispirano a concezioni materialistiche, siano esse a base individualistica, che a base collettivistica. Bisogna che egli abbia la possibilità teoretica e pratica dì dimostrare che la D.C. ha ideali tali da differenziarsi totalmente dalla destra e dalla sinistra.

Quale l’ideale da presentare alle nostre popolazioni, e non solo alle generazioni mature, ma alle generazioni giovani, che hanno tanto peso in una città?

Noi ci abbiamo riflettutto e la conclusione è questa: abbiamo una concezione cristiana e democratica del Comune, una concezione che ci permette di differenziarci nettamente dagli uni e dagli altri. Rientra nella grande tradizione della D.C. ma si è precisata in questi ultimi tempi (per via di un complesso di fattori teoretici e pratici, fino a diventare una visione comunitaria d’una città): la città è una casa comune, di cui tutti gli elementi che la compongono sono organicamente collegati. Come l’officina è un elemento organico della città, così lo è la Chiesa, la cattedrale, la scuola, l’ospedale ecc. Tutto fa parte di questa casa comune, abitata da un popolo che ha una storia e una responsabilità; in essa si sono radicate le generazioni passate o si radicheranno quelle future.

Ma che cosa avviene se in questa casa comune c’è una persona senza tetto? Cosa gli dite? Se c’è uno senza lavoro, che gli dite? Se c’è uno che soffre? Esiste una corresponsabilità. Il sindaco è un po’ il capo di questa casa comune, che deve riflettere su tutti i problemi della comunità e provvedere ad essi.

Tuttavia non c’è solo questo da considerare. Questo è il lato visibile. C’è un altro elemento importante: il destino delle città, il loro volto religioso, agganciate come sono a una tradizione passata che deve essere consegnata al futuro. Ogni città in qualche modo è il riflesso della città di Dio. Il Cristianesimo è innovatore e la politica si ispira a questi valori. Ogni città ha un destino: ha un destino Venezia, uno Palermo, uno Firenze e così via. Qualunque città ha sempre qualche cosa da dire alla civiltà umana e alle generazioni che verranno.

Da tutto questo si traggono conclusioni concrete: quando un industriale chiede gli si deve dire: Guardi signor industriale, lei non ha ancora capito che la sua industria non è astratta dal corpo cittadino, di cui fa parte, ma è un elemento organico di esso. Lei deve prima ragionare con la città. Lei si ricordi che fa parte di questa comunità e deve essere solidale con le gioie, le sofferenze, le tradizioni della città. Vi è questa forza unica, questo lievito unico. Vi è una responsabilità che è collegata ai comuni problemi.

Orbene: quando voi porrete ai giovani, agli operai, agli impiegati, agli uomini di cultura, questa visione comunitaria e questa visione corresponsabile e questa visione religiosa, come reagiranno? Perché essi dovrebbero essere attratti da una concezione materialista, quale è quella comunista, o verso una concezione di urti, di lotta disintegrante quale è quella individualista? Perché non essere attratti invece da questa visione fraterna, organica, comunitaria, religiosa, che dà il senso della gioia dell’esistenza?

In questo senso noi possiamo differenziarci e la polemica diventa più forte nei confronti del comunismo e dell’individualismo, perché siamo capaci di difendere il lavoro, gli elementi essenziali della vita; in quanto questi elementi sono collegati alla visione religiosa, storica, alle grandi tradizioni culturali, che costituiscono la bellezza del nostro Paese.

Certo vedendo le cose in questa maniera anche i bilanci vanno visti con un’altra prospettiva. Si è sempre parlato del fallimento dell’Italia, ma non è mai fallita.

Se voi vedete la città come una casa comune, il bilancio è una partita doppia. Quando voi accanto alle spese mettete dall’altro piatto della bilancia l’incremento urbanistico, l’incremento di lavoro, l’incremento culturale della città, acquistano tutto un altro significato anche i rapporti numerici dello sbilancio finanziario.

Noi abbiamo il dovere preciso di venire incontro alla soluzione dei rapporti elementari che esigono da parte nostra la testimonianza che questa solidarietà è sentita e che con gli elementi che possediamo (legislativi, economici e finanziari) e che vanno perfezionandosi, noi una soluzione ai problemi attuali possiamo darla e possiamo così ottenere la vittoria.

Dobbiamo ottenere la vittoria perché abbiamo la forza umana e soprannaturale per farlo. Ma ci vuole pazienza e coraggio. La pazienza e il coraggio si esprimono in due cose: nell’affrontare con decisione i problemi delle creature più bisognose, in modo che la gente possa dire che realmente tra la concezione individualistica che mi lascia senza casa, senza lavoro e senza il gusto delle cose più alte, e la concezione comunista che mi promette casa e lavoro, ma non so se me li darà, e che mi toglie intanto la libertà, io scelgo questa concezione cristiana, essendo io stesso un cristiano, che fa della città una casa comune, abitata da un popolo il quale continua nei secoli, il quale porta una civiltà, una ricchezza, una bellezza e che trova, pur piccola che sia, una sedia, un letto e un laboratorio per chi ne ha bisogno.

Se questo faremo, noi certamente faremo dell’Italia una nazione cristiana. Se noi ci presentiamo alle elezioni con dei programmi ben definiti su questi punti, assicurando quelle cose essenziali che noi faremo inquadrando il nostro programma in questa visione a grande respiro, di bellezza e di cultura cristiana, io credo che le prossime elezioni amministrative dovranno essere da noi vinte come e ancor più decisamente che nel passato. Auguri a tutti.