Non case ma città

 

Inaugurazione del quartiere satellite dell'Isolotto (6/11/1954)

e consegna delle chiavi ai primi assegnatari degli alloggi

 

Eminenza, Signore, Signori, Fiorentini dell’Isolotto,

domando a voi: davanti a questo spettacolo veramente incantatore (senza retorica!), che offre al nostro sguardo questa organica, armoniosa, vasta, umana, città satellite di Firenze, quali devono necessariamente essere i sentimenti che nascono nell’anima dei Sindaco di Firenze, della città madre?

È chiaro: il primo è un sentimento di profonda gratitudine e di vivo ringraziamento, dopo che a Dio, datore di ogni bene, a tutti coloro che, direttamente o indirettamente, hanno partecipato alla edificazione, così rapida e così perfetta, di questa nuova preziosa città: la prima, si può dire, autentica città satellite della grande città madre!

Grazie a voi tutti, costruttori immediati o mediati, vicini o lontani, di questo prezioso gioiello urbanistico di cui Firenze - e non solo Firenze, ma l’Italia intira - giustamente si vanta!

Come si fa ad enumerare tutti, ad uno ad uno, enti e persone che hanno colloborato a questa edificazione? Tuttavia permettete che io tenti una, sia pur monca, elencazione.

E anzitutto: grazie al Ministro del Lavoro, a tutti i Ministri e funzionari di oggi, di ieri e dell’altro ieri, sino a quel primo Ministro che fu l’ideatore ed il realizzatore di questo non mai sufficientemente benedetto piano case: l’amico Fanfani.

Signori, cosa ha mai rappresentato per l’Italia intiera questo piano che ha dato lavoro e casa a diecine e diecine di ‘migliaia di famiglie! Una benedizione senza nome!

Subito dopo permettete che io ringrazi dal profondo dell’anima, a nome di Firenze, gli artefici fondamentali di queste e di tutte le costruzioni dell’Ina-casa: l’ing. Guala, presidente del Comitato di attuazione dell’Ina-casa; il prof. Foschini, presidente della Gestione; il Barone Tucci, direttore generale; il dott. Carapezza; il prof. Parenti, e con essi, oltre che il Consiglio di Ammìnistrazione, tutti i loro tecnici: ing. Bongioanni, arch. Libera, ing. Buonvino e gli altri dell’Ina-casa.

Grazie, cari amici, per quello che avete fatto: potete essere felici della vostra opera: avete realizzato in due anni quanto non si pensava che si potesse realizzare in un periodo ben più lungo: e l’avete realizzato in tal modo da destare l’ammirazione non solo dei fiorentini e degli italiani, ma di tutte le commissioni estere - inglesi, belghe, tedesche, francesi ed altre - che sono qui venute e che hanno manifestato con entusiasmo la loro meraviglia ed il loro stupore, per questo complesso di abitazioni, che forma una vera e propria città.

Ora, amici, attendiamo da voi, con la stessa amorevole sollecitudine, il completamento di questa città e l’inizio di una città nuova!

Ed ora grazie a voi, architetti - Del Bebbio, Gamberini, Fagnoni, Michelucci, Tiezzi, Vaccaro, Bellucci, Pastorini, Poggi, Pagani, Gambassi - che avete dato a questa città satellite di Firenze una misura, un volto ed una bellezza che rendono questa città figlia in tutto proporzionata alla città madre.

Voi lo sapete: è cosa estremamente difficile attuare questa proporzione: e tuttavia questa proporzione è ormai una realtà che dà armonia e gioia a tutti.

Cosa avete creato, amici architetti?

Quale idea madre - che è ìnsieme modernissima ed antica - ha ispirato la vostra creazione architettonica ed urbanìstica? La città è una grande casa per una grande famiglia: ecco l’idea basilare ~ già formulata da Leon Battista Alberti - che vi ha guidato nel meditare, nel disegnare e nel costruire questa città nuova.

La città è una unità organica che presenta ai suoi membri presenti e futuri - come la casa ai membri presenti e futuri della famiglia - tutti gli elementi essenziali per il sereno sviluppo della loro vita: la struttura stessa urbanistica è fatta per una finalità profondamente umana e cristiana: stabilire, cementare, accrescere, fra i membri della città, una comunione fraterna di vita.

Si capisce: senza, per questo, violare il principio della persona e del mistero intimo della persona.

Ecco la norma che vi ha tutti guidato nella vostra creazione architettonica.

Ecco perché fra queste case confortevoli, moderne e luminose dell’uomo ci sarà, al centro, donatrice di grazia e di pace, la casa orante di Dio. E con la casa dell’uomo e la casa di Dio si tessono, in un nesso organico, la scuola che sarà presto costruita, gli ambienti destinati all’assistenza, i luoghi destinati al riposo sereno dei cittadini e tutti gli altri elementi essenziali per il pieno sviluppo della vita civile e culturale di oggi. E tutto questo « contenuto » urbanistico riversato entro le linee misurate e vive di una forma architettonica, che, pure essendo degna del tempo in cui fiorisce, è capace di misurarsi con le forme più maestose e dignitose dell’architettura fiorentina di ieri!

Cari architetti, perché la vostra opera creativa sia posta nel suo giusto valore, voglio ricordarvi una espressione così cara a Péguy: « Felici coloro che edificano le città dell’uomo... perché esse sono l’immagine e il principio e il corpo e la prova della città di Dio! ».

Se potesse qui apparire e parlarci l’anima benedetta dei vostro e nostro carissimo amico architetto Pellegrini progettista anche lui di questa città - ci darebbe luminosa conferma di questa affermazione di Péguy.

Ed ora una parola a voi, fiorentini, consegnatari e membri di questa città nuova.

Desidero dirvi tre cose: la prima concerne la città: la seconda concerne le vostre case, domicilio delle vostre famiglie, la terza concerne voi stessi.

La prima è questa: amatela questa città come parte integrante, per così dire, della vostra personalità.

Voi siete piantati in essa, in essa saranno piantate le generazioni future che avranno da voi radice: è un patrimonio prezioso che voi siete tenuti a tramandare intatto, anzi migliorato ed accresciuto, alle generazioni che verranno.

Ogni città racchiude in sè una vocazione ed un mistero: voi lo sapete: ognuna di esse è da Dio custodita con un angelo custode, come avviene per ciascuna persona umana. Ognuna di esse è nel tempo una immagine lontana ma vera della città eterna: avete sentito poc’anzi le parole del grande poeta Peguy da me citate.

Amatela, quindi, come si ama la casa comune destinata a noi ed ai nostri figli.

Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole; curatene con amore, sempre infiorandoli ed illuminandoli, i tabernacoli della Madonna, che saranno in essa costruiti; fate che il volto di questa vostra città sia sempre sereno e pulito.

Fate, sovrattutto, di essa lo strumento efficace della vostra vita associata: sentitevi, attraverso di essa, membri di una stessa famiglia: non vi siano fra voi divisioni essenziali che turbino la pace e l’amicizia: ma la pace, l’amicizia, la cristiana fraternità, fioriscano in questa città vostra come fiorisce l’ulivo a primavera!

La seconda cosa da dirvi è questa: ogni vostra casa sia, come dice il proverbio, come una badia: sia come un giardino che ha terreno buono e che produce fiori e frutti: sono i fiori ed i frutti delle virtù familiari, religiose e civili.

Un vivaio di grazia, di purezza, di affetto e di pace amorevole ove i germogli nuovi - i bambini saranno custoditi come la pupilla dei vostri occhi e come la ricchezza suprema della città intiera! Dove gli anziani trovino conforto sereno, amoroso tramonto!

Queste vostre case, fiorentini, non conoscano - è l’augurio che vi faccio dal fondo del cuore! l’angoscia della disoccupazione e della indigenza! Ma siano oggi e sempre case di operosi lavoratori che guadagnano col loro sudore il pane santificato di ogni giorno!

La terza cosa da dirvi è, infine, questa: concerne ciascuno di voi!

Il Sindaco vi dice (rivolto specialmente ai giovani, ai più ricchi d’ingegno e d’ideali): meditate le sublimi grandezze di civiltà cristiana di cui è ricca, per tutte le nazioni del mondo, la vostra città madre: Firenze.

Ebbene: create anche voi, in questa città satellite, un focolaio di civiltà: ponete a servizio dei più alti ideali dell’uomo - ideali di santità, di lavoro, di arte, di poesia - i talenti di cui voi siete ricchi: fate che in questa città satellite sia coltivato, per le generazioni future, un seme fecondo di bene e di civiltà.

Una civiltà che sia il riflesso della civiltà di cui si orna la città madre, Firenze: civiltà cristiana, vertice di bellezza pura, capace di attrarre a sè lo sguardo di ogni altra civiltà non solo in Italia ma in Europa e nel mondo.

Dite, giovani che è un sogno?

Sia pure: ma la vera vita è quella di coloro che sanno sognare i più

alti ideali e che sanno poi tradurre nella realtà del tempo le cose intraviste nello splendore dell’idea!

Auguri, quindi, a tutti voi, fiorentini di questa nuova città: che possiate in essa vivere e prosperare come una grande famiglia di fratelli.

Ed infine, signori, un augurio ed una speranza: che a questa prima città satellite ne seguano presto delle altre. Una seconda, del resto, è già alle viste a Bagno a Ripoli. Non case, ripeto, ma città.

E tutto questo, oltre gli altri duemila alloggi che sono già in costruzione in vari altri punti.

Signori, che gioia il giorno in cui si potrà dire - e speriamo non sia lontano quel giorno! -: a Firenze, una casa, per piccina che sia, c’è per ogni famiglia.