La commemorazione della Liberazione di Firenze

La commemorazione della Liberazione di Firenze

Il primo discorso di La Pira nell'anniversario della liberazione della città (11/8/1951)

 

( dagli appunti manoscritti conservati presso la Fondazione La Pira )

Tocca a me, a nome della città di Firenze, l’onore di ricordare il settimo anniversario della liberazione di Firenze, e quello di rinnovare il sentimento di imperitura gratitudine della città per quanti caddero, fiorentini, italiani ed alleati, per liberare Firenze.

Furono allora scritte le pagine di una storia che non sarà dimenticata.

I

Pagine di una storia che non sarà dimenticata: energia liberatrice che ebbe la sua parte - e non piccola - nella soluzione totale del conflitto in Italia e nel mondo.

Lo storico è tenuto a porsi questa domanda: come mai questa resistenza indomata prima e vincitrice poi? Da quali fonti è zampillata questa energia impreveduta, questo dono senza risparmio, questa efficacia liberatrice dell’azione? Questo eroismo anonimo, compatto, vincitore? Si possono isolare, fra le tante, due risposte destinate a fornire anche nel futuro due insegnamenti valevoli per tutti i tempi.

Questa energia, questo dono sono zampillati da una duplice insopprimibile esigenza dell’anima umana in genere e di quella fiorentina in ispecie.

1) Esigenza (e sete) di libertà (libertà di pensiero, libertà politica, libertà economica, libertà sociale, libertà religiosa): la persona umana compressa sino al limite della sopportazione, compressa nei suoi movimenti intimi di pensiero e di volontà, nei suoi movimenti sociali trova, infine, in sè stessa energia imprevedibile di reazione: Vico lo ha detto: le cose fuori del loro stato di natura nè vi durano nè vi si adagiano.

Sete di libertà e quindi ricerca a qualsiasi prezzo di quest'acqua essenziale alla vita spirituale dell'uomo.

Chi non ricorda: tenuti a « credere » in una determinata ideologia; tenuti a credere nella infallibilità di un uomo; le opìnioni più fragili e gli errori medesimi elevati al valore assoluto di dogma.

Niente libertà di parola, di stampa, di critica artistica e letteraria, di insegnamento.

Niente libertà politica (soppressi i partiti tranne uno)

Niente lìbertà sindacale (soppressi i sindacati).

I tribunali speciali, il confino.

Quando questa soppressione della libertà giunge al lirnite avviene quasi inevitabilmente il punto di rottura... e la rivolta!

Vico: le cose etc.

Il Vangelo: chi costruisce sopra la sabbia!

2) Esigenza insopprimibile (e sete) di giustizia. Gli uomini non sopportano di essere governati dall'arbitrio soggettivo di chi comanda: esigono l'impero oggettivo della legge (già Aristotele; S. Tommaso: Dio medesimo comanda imponendo norme precise alle cose ed all'uomo). ~ un principio essenziale dell'ordine. Quando la legge è violata la giustizia è spezzata. Ed anche qui c'è un limite al di là dei quale avviene la rottura: un limìte di precipitazione delle cose e degli eventi.

All'interno: la persecuzione contro gli ebrei (ricordi) (Dalla Volta).

All'esterno: la guerra ingiusta: dall'aggressìone alla Polonia, agli Stati minori, etc.

Già la guerra etiopica.

La giustizia violata reagisce su colui che la viola: è come la pietra angolare dell'Evangelo: rigettata, ricade su coloro che la rigettano! Sete di giustizia, quindi, e, quindi, ricerca di quest'acqua ristoratrice dell'uomo.

Crolli l'edificio costruito sulla radicale violazione di quelle due esigenze costitutive dell'uomo,

 

II

 

Cosa avvenne? La mobilitazione spirituale e militare degli « assetati » prima di pochi, poi di molti: avvenne il fatto singolare, ricco di insegnamenti, della « resistenza ».

Tutte le categorie sociali - nei loro rappresentanti più qualificati - furono presenti in questa mobilitazione: operai, contadini. industriali, agricoltori, impiegati, dirigenti di imprese, intellettuali, sacerdoti, religiosi, religiose: uno spettacolo indimenticabíle questa unità che nella sua espressione di purezza, ebbe come centro unificatore la persona umana, nei suoì essenziali valori di libertà e di giustizia.

Libertà e giustizia, questo lievito evangelico, centro unificatore della resistenza.

Accanto a questo centro l'amore di Firenze. Quando si intravide che anche Firenze, centro culturale del mondo poteva essere ferita nella bellezza dei suo volto artistico.

 

III

 

Gli uomini della resistenza: quanti giovani

 

Lorenzoni: Enriques.

 

IV

 

Ricordiamo questo per dividere? No.

V

 

L'insegnamento:

1) l'amore della libertà; 2) l'amore della giustizia; 3) l'amore di Firenze: tre pilastri sui quali regge l'edificio della vita pubblica fiorentina. Firenze ricorderà sempre i figli che le lasciarono questi insegnamenti e questi ricordi vengono purificandosi sempre più nel tempo: resta la luce, l'ideale:

la luce della libertà

la luce della giustizia

la luce della carità

la luce di Firenze: una luce che è fonte di pace e di unità.

 

VI

 

Firenze ricorderà ogni anno questo giorno, questa liberazione, tutti i figli che l'hanno liberata: ricorderà tutti i caduti fiorentini, italiani ed alleati, il loro ricordo ci sia di speranza per la libertà nel mondo, la giustizia nel mondo, la pace nel mondo.