Un nuovo edificio costituzionale di tipo pluralista

 

 

Un nuovo edificio costituzionale di tipo pluralista

Intervento di La Pira  all’Assemblea Costituente in seduta plenaria (11/3/1947)


Quale sarà dunque l’architettura del nuovo edificio costituzionale? La prima risposta è questa: bisogna evitare il duplice scoglio: l’individualismo per un verso e lo statalismo per l’altro verso. Bisogna costruire un edificio costituzionale non in crisi, non sproporzionato alla natura umana ed alla struttura reale del corpo sociale: perché questa natura e questa struttura non peccano né dell’uno né dell’altro eccesso.
La formula - abbastanza felice - che indica questo tipo costituzionale nuovo e che ne definisce l’architettura è questa: tipo personalista e pluralista di edificio costituzionale.
Il riconoscimento delle autonomie territoriali - nell'unità della comunità politica e giuridica statale - è anche esso un frutto della visione pluralista. Lo Stato non è l'unica comunità: esso è una comunità determinata, avente fini propri: una comunità coordinatrice, architettonica, rispetto alle altre; ma le altre comunità sussistono coi loro fini specifici, parziali, coi loro statuti adeguati, coi loro organi relativi; riconoscere tali comunità, tali fini, tali statuti. tali organi: ecco un principio sanamente giuridico e politico che lo stato «assoluto» aveva violato (ed assoluto, in questo senso, è proprio lo stato individualista che ha spenta la vita di queste comunità minori, come di tutte le comunità che non siano quella statuale!).
In fondo, strano a dirsi!, lo stato individualista pone tutte le premesse per diventare totalitario.
Anche questa, dunque, è una conquista giuridica, sociale e politica del progetto di costituzione; ed è un documento di vera democrazia: perché la democrazia vera consiste nella partecipazione attiva e consapevole a tutte le comunità attraverso le quali si svolge organicamente, per gradi, la personalità umana (autogoverno).
1° Stato unitario: si: ma di quella unità che rispetta, integrandola, la pluralità di cui la società consta: di quella unità, cioè, che coordina, armonizza, corregge, non viola od estingue gli organismi spontanei che la costituiscono. E’ l’unità che Aristotele rivendicava contro l’unità distruttiva di Platone. Multitudo ordinata.
Quindi uno stato che è consapevole dei suoi fini e dei suoi limiti: unitario ma non totalitario; non certamente lo stato dì Hegel;
2° Stato democratico: sì, proprio perché rispettoso del pluralismo degli organismi che lo costituiscono. Quindi democratico nel senso non solo roussoiano - tutti i cittadini partecipano ordinatamente alla formazione della legge ed alla direzione politica dello stato - ma anche nel senso che i cittadini sono mem~ bri attivi di tutto quel tessuto di comunità che fa del corpo sociale un corpo ampiamente articolato e differenziato, una democrazia organica, diversa da quella individualista.
Democrazia nello stato, democrazia nella comunità professionale, nella comunità di lavoro, nella comunità territoriale e cosi via;
3° Stato laico: no: e su questo punto, il contrasto col pensiero dell’on. Nenni è radicale. Stato laico non significa nulla: è una contraddizione in termini: si tratta di una di quelle proposizioni incontrollate di cui l’800 fu così ricco.
Perché: cosa è lo stato? Assetto giuridico della società: è la comunità giuridica e politica, fatta per tutelare, coordinare ed integrare tutte le altre comunità e per tutelare, perciò, i diritti essenziali della persona umana.
Laico, nell’accezione dell’on. Nenni, significa stato agnostico in fatto di religone: stato che opera come se la persona umana non avesse una essenziale orientazione religiosa e come se le comunità religiose non fossero elementi essenziali del corpo sociale.
Orbene: non è contraddittorio parlare di stato laico? Lo stato è la veste giuridica della società: e la società, nella sua realtà viva, non è affatto laica. La persona umana non è «laica»: essa ha una intrinseca orientazione religiosa che incide su tutte le espressioni della sua vita.
Quale la natura umana e la società umana tale lo stato: ecco la norma.
Ma vogliamo forse uno stato «confessionale», cioè conforme uno stato nel quale dalla professione di una fede derivano conseguenze giuridiche? Uno stato violatore della libertà delle coscienze?
No: vogliamo uno stato che pur non essendo laico perché non potrebbe esserlo! - si ispiri a quel grande principio della libertà delle coscienze che è un principio essenziale dei cristianesimo.
Ma liberta’ delle coscienze non significa che la società statale - che ha per fine essenziale la organizzazione giuridica di tutto il corpo sociale - si edifichi senza valore fare un fondamentale giudizio di valore: senza, cioè, riconoscere che l’orientazione religiosa è essenziale all’uomo.
Del resto basta non staccarsi dal quel criterio - empirico quanto si voglia - che detta la stessa concretezza storica.
Come potete prescindere, costruendo lo stato, dal fattore religioso?
Piuttosto è da fare una constatazione che parrà strana ma che è vera: lo stato laico è, in fondo uno stato a suo modo « religioso»: e, cioè, uno stato che dà un
certo giudizio di valore sulla natura umana (la base teoretica!) e che a questo giudizio di valore conforma i suoi ordinamenti.
Siamo sempre al problema capitale: un giudizio sulla natura umana non è evitabile per la società politica che deve a questa natura conformare i suoi ordina-menti: quale l’uomo (base teoretica) tale l’ordinamento giuridico e politico che ad esso si adatta.
Quindi: una società politica (stato) agnostica non esiste; esiste una società politica che se vuole essere conforme alla concretezza storica ed alla reale natura umana non può prescindere dalla orientazione religiosa dell'uomo e dalla gerarchia di valori che essa determina.
E cade qui in proposito un accenno sull'art. 5 relativo alla inclusione dei patti lateranensi nella costituzione. Richiamo quanto ho già detto e aggiungo: perché non tener conto del grande fatto storico della presenza in Italia del centro della Chiesa Cattolica? Non è questo riguardo alla Chiesa anche un fatto politico di valore eminente? Tutti i partiti non sono d'accordo nel non turbare la pace religiosa? Perché, dunque, non usare questo atteggiamento di lealtà e di comprensione che é un guadagno per la democrazia?
A questa lealtà e comprensione risponderà - la Chiesa è madre e maestra - una comprensione più vasta da parte della Chiesa. Come ieri disse l'on. Nenni, la Chiesa assunse un atteggiamento di sospetto e di difesa nei confronti del fascismo: non avrà ragioni di assumerne uno simile nei confronti dell'Italia democratica, se l'Italia democratica saprà, come speriamo, avere ampiezza di visione intorno a questo problema.